lunedì 28 gennaio 2013

Cosa c'è di nuovo parte seconda

Veniamo al secondo aggiornamento, stavolta in campo Delos Books, dove sono uscite e sono in uscita tre importanti nuovi appuntamenti in libreria, eccovi le anteprime per stuzzicarvi un pochino :) come sempre.

ROMANCE MAGAZINE conta il suo numero 11, dedicato al romance in tutte le sue forme.


In questo numero:

SIMPLY ROMANCE Tutte le novità da oltreoceano
LE NOSTRE INIZIATIVE 365 storie d’amore
CINEMA I flm da vedere in casa e in sala
LA RECENSIONE Gli antropomorti di Theresa Melville
SONDAGGIO Che donna sei a letto?
LETTI CON AMORE Il diario proibito di Maria Antonietta
LETTI CON AMORE Un amore di angelo
TRE DOMANDE A… Mariangela Camocardi
TENDENZE LETTERARIE Il futuro è contaminazione
IN TUTTE LE SALSE Il vino della gioia
L’intervista Ornella Albanese
PRIMA DI COMINCIARE Rubrica di Maria Masella
COS’è IL ROMANCE PER VOI? Le frasi più belle segnalate all’edizione 2012 del Romance Day
APPROFONDIMENTI Le stanze del romance
PROTAGONISTE Licia Troisi
IN NOME DELLA LETTRICE Famolo strano
SAN VALENTINO Messaggi d’amore e dintorni
L’INTERVISTA Davide Insinna
LA POESIA D’AMORE
CONSIGLI DI SCRITTURA A cura di Theresa Melville
IL BELLO DELLE DONNE Vincere la crisi con nuove sfide

Racconti:
Il triangolo di Libera Schiano Lomoriello
Amore proibito di Giusy Berni
Ricerca… d’amore! di Margherita Sgorbissa
San Valentino da single di Ornella Albanese
 
Potete abbonarvi alla rivista QUI scegliendo la formula che più vi piace.

SHERLOCK MAGAZINE, numero 27, decimo anno

Il decimo anno della Sherlock Magazine, rivista dedicata a Sherlock Holmes e al mystery diretta da Luigi Pachì, si apre con un numero da 88 pagine ricche di studi e approfondimenti.

Si parte con una disamina di Massimo Centini sul tema dell’alternanza tra positivismo e spiritismo nella vita di Sir Arthur Conan Doyle. Torna la storia del cinema di Enrico Luceri con una tappa sui Nightmare Movies, mentre prosegue lo studio del Canone di Enrico Solito, questa volta focalizzato sul racconto Il rituale dei Musgrave.
Inizia poi con questo fascicolo una serie di puntate assolutamente da non perdere, a cura di Chiara Codecà, sul successo internazionale della serie televisiva Sherlock.
L’apocrifo scelto per festeggiare il nostro decimo anno è firmato daGianfranco Sherwood (una garanzia di qualità), che non solo propone un raffinato racconto, ma ne approfondisce la storia trattata in un apposito articolo dedicato a Spring Heeled Jack.

La copertina, con relativo box di approfondimento interno, non poteva che essere dedicata al telefilm Elementary, la recente modernizzazione di Sherlock Holmes, questa volta ambientata a New York, prodotta dalla CBS, e trasmessa da alcune settimane anche in Italia (la domenica alle 21,45 su Raidue).

Per chi vuole abbonarsi, può farlo QUI , scegliendo la modalità più consona alle proprie esigenze.

E infine...

365 STORIE D'AMORE uscita prevista per il 14 Febbraio.

E’ finalmente arrivata la nuova antologia della celebrata serie dei 365 racconti curata da Franco Forte, questa volta interamente dedicata alle storie d’amore…

Perché proprio 365 storie d’amore? Perché questo genere letterario è il solo che riesce a muoversi fra i vari sottogeneri della letteratura senza mai perdere la propria identità. Il romance è infatti declinato in decine di sfumature che contemplano escursioni nello storico, nel thriller, nella fantascienza, nell’erotico, nel fantasy e chi più ne ha più ne metta, pur mantenendo sempre la passione e i sentimenti saldamente in tolda di comando. Insomma, l’importante è che siano belle storie d’amore, dopodiché poco importa se ne sono protagonisti un pistolero e una bella ragazza all’epoca del far west o due viaggiatori dello spazio. E non importa nemmeno se i due innamorati sono entrambi uomini o entrambe donne, perché al lettore di romance piace esplorare tutte le possibili declinazione dell’amore, senza restare ingabbiati nel pregiudizio eterosessuale.
Un genere letterario, quindi, estremamente aperto e ricettivo, che offre grandi possibilità ai lettori ma anche agli scrittori, che possono sbizzarrirsi a descrivere storie d’amore e di passione all’interno dei sottogeneri a loro più congeniali.

365 autori. 365 racconti. 365 storie romantiche. La quarta antologia di Delos Books che fa seguito al clamoroso successo dei titoli precedenti, questa volta dedicata alle storie d’amore. Assolutamente da non perdere!

Per chi vuole regalarsi o regalare l'antologia, cliccate QUI

Cosa c'è di nuovo parte prima

Eccomi finalmente con un pochino di tempo per aggiornare il bloggolo.
Innanzi tutto vi propongo un nuovo scritto di M.Elena Gattuso, scaricabile gratuitamente al link che troverete più sotto:



Titolo: Le Note della Mente
Autore: M.Elena Gattuso
Genere: racconto breve
Formato: Ebook-PDF-Epub-RTF-LRF-PDB-Plain Text- Online Reading
Descrizione: Racconto breve di carattere psicologico che indaga su alcuni frammenti della mente umana. Una realtà mal accordata, apparentemente silenziosa, ma che risalirà inevitabilmente in superficie rivelando deformità nascoste e verità rinnegate.

POTETE LEGGERLO E SCARICARLO QUI:  LE NOTE DELLA MENTE

Fatemi sapere cosa ne pensate :)



domenica 13 gennaio 2013

Il Segno dell'Untore- Franco Forte

Buongiorno a tutti miei carissimi lettori, follower e raminghi.

Oggi ho il piacere di presentarvi un libro che uscirà a breve  nella collana "Bestseller - Oscar Mondadori".
Volete saperne di più? Beh, vi regalo una bella anteprima e un estratto che potete leggere tranquillamente qui, in questo blog, solamente per voi.

Il segno dell’untore
di Franco Forte

Collana: Oscar Bestsellers Mondadori

Pagine: 343

Prezzo: 10.50 euro






















IL LIBRO PARLA DI SE'

Milano, anno del Signore 1576. Sono giorni oscuri quelli che sommergono la capitale del Ducato. La peste
bubbonica è al suo culmine, il Lazzaretto Maggiore rigurgita di ammalati, i monatti stentano a raccogliere i morti. L’aria è un miasma opaco per il fumo dei roghi accesi ovunque.In questo scenario spettrale il notaio criminale Niccolò Taverna viene chiamato a risolvere due casi: un furto sacrilego in Duomo e un brutale omicidio. Chi ha assassinato il Commissario Inquisitoriale Bernardino da Savona? E perché? E chi ha rubato il candelabro di Benvenuto Cellini dal Duomo?

La figura del notaio criminale che si muove nel suggestivo scenario della Milano del 1500, dominata dalla Corona di Spagna e minacciata dalle continue epidemie di peste, è alla base del romanzo “Il segno dell’untore” di Franco Forte (Mondadori), che ha per protagonista il giovane magistrato Niccolò Taverna nella capitale del Ducato nel 1576.

Investigatore astuto, intelligente, grande osservatore di particolari che sfuggono a inquirenti e criminali, Niccolò Taverna si trova a dover risolvere difficili casi di omicidio in un clima di tensione tra il Governatore della città, il potere clericale, rappresentato dalla figura dell’arcivescovo Carlo Borromeo, e la Santa Inquisizione spagnola, che vede nell’arcigna figura di Guaraldo Giussani il suo nume tutelare.
Nel primo romanzo delle indagini di Niccolò Taverna, questo straordinario personaggio che sfrutta tecniche investigative a volte sorprendentemente moderne, per quanto perfettamente calate nel contesto storico in cui si muove (e ben documentate dall’autore) si muove in un mondo ricostruito alla perfezione, facendo compiere al lettore un vero e proprio salto all’indietro nel tempo di quasi 500 anni, in una Milano in cui, sullo sfondo del Duomo ancora in costruzione, delle colonne di fumo che si sollevavano dai fopponi, le fosse comuni in cui si bruciavano i morti di peste, dei conflitti di potere tra Stato e Chiesa, la criminalità dilaga incontrastata e stupri, furti e omicidi sono pratiche all’ordine del giorno.
Quella che Niccolò deve seguire è un’indagine incalzante, con lo spettro incombente della Santa Inquisizione che incombe ovunque, per risolvere un caso di omicidio che potrebbe dimostrarsi molto pericoloso. Lo stesso arcivescovo Carlo Borromeo pare implicato, così come le più alte cariche della Corona di Spagna e della Santa Sede. Per non parlare dell’ordine degli Umiliati, che il Borromeo ha cancellato e che già una volta ha cercato di uccidere l’arcivescovo di Milano.
Sfruttando le sue straordinarie capacità investigative e le tecniche d’indagine dell’epoca, il Notaio Criminale Niccolò Taverna cerca di venire a capo di questi due intricati casi, che rischiano di compromettere la sua carriera e la sua stessa incolumità. Pur sostenuto da un intuito eccezionale, è costretto a combattere contro troppi nemici, tutti troppo potenti: pericolosi assassini, la Santa Inquisizione, la peste, i cui artigli ghermiscono proprio chi Niccolò ha di più caro.
Per il più abile Notaio Criminale di Milano la sfida è aperta e la posta in gioco è alta: la propria carriera e la propria incolumità. Oltre all’amore per una fanciulla nei cui occhi ha l’impressione di annegare.
Un thriller straordinario, che non concede soste al lettore, sostenuto da una rigorosa ricostruzione storica.

L'AUTORE

Franco Forte nasce a Milano nel 1962.
Giornalista, traduttore, sceneggiatore, editor delle collane edicola Mondadori (Il Giallo Mondadori, Urania e Segretissimo), ha pubblicato i romanzi Il segno dell’untore, Roma in fiamme, I bastioni del coraggio, Carthago, La Compagnia della Morte, Operazione Copernico, Il figlio del cielo, L’orda d’oro – da cui ha tratto per Mediaset uno sceneggiato tv su Gengis Khan –, tutti editi da Mondadori, e La stretta del Pitone e China killer (Mursia e Tropea). Per Mediaset ha scritto la sceneggiatura di un film tv su Giulio Cesare e ha collaborato alle serie “RIS – Delitti imperfetti” e “Distretto di polizia”.
Direttore delle riviste Romance Magazine (www.romancemagazine.it) e Writers Magazine Italia (www.writersmagazine.it), ha pubblicato con Delos Books Il prontuario dello scrittore, un manuale di scrittura creativa per esordienti giunto alla settima edizione.
Il suo sito è www.franco-forte.it.

L’ESTRATTO DEL ROMANZO

E come promesso, qui di seguito trovate l'estratto del libro, per gentile concessione dell’autore e di Arnoldo Mondadori Editore, direttamente il primo capitolo. 
Il romanzo evoca in me diversi best seller tra i quali "il nome della rosa" e "la Biblioteca dei morti" il primo per il generis, il secondo per l'ambientazione (in parte).
Buona lettura!


" CAPITOLO PRIMO

12 agosto 1576
Ora prima

1

La prima cosa che Niccolò Taverna sentì fu l’odore. Il lezzo greve dei corpi che bruciavano nei fopponi, le grandi fosse comuni scavate in città e nelle campagne, veri e propri varchi per l’inferno che ardevano senza sosta, ma che non sembravano mai sufficienti per accogliere i morti che riempivano le strade.
Niccolò si agitò nel suo giaciglio, cercando di tenere gli occhi chiusi per non svegliarsi, ma dopo l’odore furono i suoni ad aggredirlo, e la nausea gli strinse la bocca dello stomaco. Si portò le mani sugli orecchi: tutto inutile. Quelle grida, quei pianti, quelle urla isteriche ormai campeggiavano nella sua mente da giorni, e non sarebbe bastato quel gesto a cancellarli.
Trattenendo un gemito si mise seduto sul bordo del letto, poi aprì gli occhi e guardò dall’altra parte della stanza, dove Anita aveva trascorso gli ultimi giorni con lui, rantolando sul pavimento.
Era ancora tutto come prima, come quando i monatti erano venuti a portargli via sua moglie.
Niccolò sapeva che avrebbe dovuto sbarazzarsi degli stracci, delle coperte e della paglia intrisi di umori infetti che avevano fatto da giaciglio ad Anita. Avrebbe dovuto bruciare tutto, come imponevano le ordinanze del tribunale di Sanità e le gride del governatore stesso, che tentavano disperatamente di arginare con quelle misure il dilagare della peste, ma sapeva anche che se l’avesse fatto di Anita non gli sarebbe rimasto più niente. Niente oltre al ricordo del suo viso pallido, dissanguato dalla malattia, le pustole e i bubboni gonfi, il terrore negli occhi, velati della follia che si impadronisce della mente quando la morte arriva a soffiarti nelle nari.
Niccolò si passò le mani sul viso e provò a respirare a fondo, ma il suo corpo si rifiutava di inalare l’olezzo rancido di cui era impregnata la casa e che filtrava dalle imposte, insieme alla finissima cenere in sospensione che nelle ultime settimane aveva ammorbato l’aria di Milano. “Cenere di corpi bruciati...”
Il pensiero gli acuì la sensazione di malessere nello stomaco, e si sorprese di non essersi ancora abituato alla vista di tante persone gettate nelle fosse comuni, perché le fiamme purificassero la malattia che leaveva rese irriconoscibili.
Ma poi si costrinse a dilatare le narici e a raccogliere aria nei polmoni, e quel gesto fu determinante per costringerlo ad alzarsi e dirigersi all’armadio, dove prese i vestiti e si preparò in fretta per uscire.
Mentre indossava le calzebraghe e una camicia di cotone con polsi e colletto arricciati, ripensò ai casi che aveva ancora in sospeso. Avrebbe dovuto agire in fretta ma con tatto e discrezione, perché la gente non avrebbe capito le necessità del suo incarico di notaio criminale e non sarebbe stata propensa a seguire le disposizioni di legge e a sottoporsi agli interrogatori necessari alle sue indagini.
Niccolò sospirò e si allacciò in vita la cintura con i ganci per lo sfondagiaco d’ordinanza, la borsa con i denari e gli strumenti del suo mestiere. Ai piedi calzò morbidi mocassini di cuoio realizzati dagli artigiani di Porta Vercellina, dono di suo zio Matteo Taverna, cugino di terzo grado del grande Francesco, che era stato uno dei più illuminati governatori della capitale. Lui non avrebbe mai potuto permetterseli. Il suo stipendio di magistrato gli bastava appena per sopravvivere e per pagare l’esorbitante affitto mensile che il proprietario del palazzo chiedeva per la sua stanza, soprattutto dopo che Anita si era ammalata e lui si era lasciato abbindolare da guaritori senza scrupoli, che lucravano sulle sofferenze della gente.
Quando fu pronto lanciò un’ultima occhiata alle cose di Anita, ammassate in un mucchio disordinato, e si disse che non poteva più rimandare. Sebbene il lavoro lo reclamasse, doveva prima trovare sua moglie e scoprire se anche lei era diventata parte della nube di cenere che gravava su Milano. O se era ancora preda dei diavoli che le scavavano tane dolorose nel corpo e nell’anima.
Varcò deciso la porta della stanza e si lanciò lungo le scale, tremando all’idea di ciò che lo aspettava.
«Benedetto ragazzo, dove corri con tanta furia?»
Svoltando l’ultima rampa, Niccolò aveva quasi travolto una donna grassa che stava salendo lentamente i gradini, sbuffando e tenendosi aggrappata al corrimano.
«Zia Ofelia...» si scusò imbarazzato. «Sto andando da Anita. Ma lei...» scosse la testa, senza aggiungere altro.
«Vuoi che ti accompagni? Che ti prepari qualcosa per lei?»
«No, grazie, non ce n’è bisogno» rispose Niccolò cercando di allontanarsi.
Zia Ofelia lo fermò con una stretta poderosa. «Aspetta, portale una di queste» disse indicando la cesta che teneva al braccio. «Le ho preparate con le mie mani. Sono sicura che la povera Anita ne trarrà giovamento.»
Niccolò trattenne un’imprecazione. Sapeva che non c’era altro modo per liberarsi di zia Ofelia che accettare
le sue offerte culinarie.
«Grazie» si arrese, infilando la mano nella cesta e pescando qualcosa di molle, che gocciolava.
«Stai attento» lo mise in guardia lei, «è una birraia fresca, lasciata ad ammorbidire per tutta la notte.»
Cercando di nascondere il disgusto, Niccolò osservò la forma di pane duro intrisa di birra acida che gocciolava sulle scale, minacciosamente vicino alle sue scarpe.
«Grazie» disse, imponendosi di sorridere. «Anita la apprezzerà di certo. Ma adesso devo proprio scappare.»
Niccolò si allontanò tenendo la birraia gocciolante a un braccio di distanza dai suoi preziosi mocassini, poi quando fu in strada, lontano dallo sguardo della zia, lanciò la matassa spugnosa in un canaletto di scolo.
Anita aveva sempre odiato la birraia, e non era certo quello il momento per convincerla ad assaggiare le prelibatezze di zia Ofelia.

2

Doveva essere appena scoccata l’ora prima, anche se Niccolò non poteva saperlo con certezza. I campanili delle chiese tacevano da diversi giorni, dopo che il battere dei rintocchi era diventato incessante, sospinto dal gran numero di morti che si inseguivano ora dopo ora. Era stato lo stesso arcivescovo Borromeo a ordinare il silenzio, che non era di spregio alle vittime ma contribuiva a rendere meno fragoroso il pianto e l’urlo d’angoscia di tutta la città.
Niccolò era grato all’archidiocesi per quel provvedimento, ma d’altro canto per lui lo scandire delle ore dai campanili si era sempre dimostrato uno strumento valido per organizzare il lavoro e cercare dei punti di riferimento durante le sue indagini criminali.
Ma adesso non ne aveva bisogno.
Mentre scivolava lungo le strade, diretto al palazzo in cui era stato allestito uno dei tanti provvisori centri di Sanità sparsi in ogni quartiere, Niccolò cercava di guardarsi intorno il meno possibile. Teneva gli occhi puntati sull’acciottolato resistendo al richiamo di urla disperate, grida strazianti, suppliche d’aiuto o strilli di rabbia che provenivano dalle case sbarrate dai monatti e dai commissari di Sanità per evitare che presunti malati di peste uscissero a infettare le poche persone sane che ancora si aggiravano per la città. Era difficile resistere allo strazio di quelle grida. Da un lato avrebbe voluto intervenire per liberare quei poveracci che rischiavano di finire uccisi dalla fame e dagli stenti, più che dalla malattia; ma dall’altro ricordava il volto pallido di Anita, gli occhi infossati per la sofferenza, e la sua rabbia quando gli aveva gridato di stare lontano da lei, di non avvicinarsi, prima di perdere definitivamente il senno e crollare esausta sul suo giaciglio sporco, le labbra spaccate e lo sguardo perso in un mondo che solo lei poteva vedere.
Il governatore aveva fatto affiggere le sue gride sui muri della città, esortando i cittadini a collaborare con le autorità sanitarie, a restare chiusi in casa a meno che non fosse strettamente necessario uscire, e aveva concesso ai commissari di Sanità un potere quasi assoluto, quando si trattava di individuare focolai d’infezione. Ma il Lazzaretto Maggiore e tutti quelli che erano stati improvvisati in ogni quartiere erano pieni all’inverosimile, e non c’era stato altro modo per cercare di tenere la situazione sotto controllo che chiudere in casa chiunque desse segno dell’insorgenza della malattia, confinando all’interno anche parenti e familiari, possibili portatori del contagio. I monatti sbarravano porte e finestre inchiodandole con le assi e mettendo traversi di sostegno, in modo che dall’interno diventasse impossibile abbatterle, e tutta quella gente era costretta a restarsene imprigionata nella propria abitazione in attesa di ammalarsi e di morire, oppure del miracolo che l’avrebbe riconsegnata al perdono di Dio.
Ma ormai erano troppi quelli costretti alla reclusione, e in tutta la città si levavano grida ingannevoli: tanti asserivano di essere guariti o di non essere affatto ammalati, e imploravano di essere liberati, piangevano, minacciavano, urlavano esausti e smarriti.
Niccolò scosse la testa per cercare di scacciare le immagini che quelle urla evocavano nella sua mente.
Solo l’anno prima, insieme ad Anita, aveva cominciato a leggere la Divina Commedia dell’Alighieri, in una pregevole edizione a stampa che si era diffusa velocemente in tutto il Ducato, nonostante fosse stata realizzata dal veneziano Ludovico Dolce, che si diceva fosse in odore di eresia.
Avevano letto diverse terzine con curiosità, poi, a mano a mano che si erano addentrati nell’Inferno descritto dal poeta, avevano capito che Dante non si era scostato troppo dalla realtà, e forse aveva solo descritto un mondo che aveva visto con i suoi occhi, molto simile a quello in cui si stava dibattendo Milano sotto gli strali della peste.
Eppure Niccolò era convinto che nemmeno l’Alighieri avrebbe potuto immaginare un girone dell’Inferno simile a quello in cui erano imprigionate centinaia di persone in quel momento, costrette a convivere con i propri ammalati, a respirare l’aria malsana intrisa dell’odore degli umori infetti, scossi dal terrore di veder crescere anche su di sé i bubboni della peste.
Sentendo salire di nuovo la nausea accelerò il passo, evitando di camminare rasente ai muri delle case, per non rischiare che gli arrivasse in testa un secchio di escrementi svuotato in strada da qualcuno che se ne infischiava delle disposizioni sanitarie, o che addirittura cercava di vendicarsi in quel modo per la segregazione che doveva subire.
E poi c’erano gli indumenti e gli effetti personali dei malati, che i monatti gettavano dalle finestre per risparmiare tempo e che cadendo imbrattavano i muri con schizzi di materia putrida che segnavano gli edifici come se fossero stati messi all’indice.
Niccolò non sapeva come si trasmettesse la malattia, ma alcuni suoi amici che lavoravano al tribunale di Sanità gli avevano consigliato di stare lontano da quella materia infetta in quanto ritenuta la causa più probabile del diffondersi dell’epidemia.
Quando svoltò in via della Vetra fu costretto ad arrestarsi.
Davanti a lui si ergeva qualcosa di ancora più spaventoso delle secrezioni degli appestati o delle grida dei disgraziati rinchiusi nelle loro case.
Vide un presidio del Consiglio dell’Inquisizione Generale, con il patibolo per le esecuzioni e le travi a cui venivano legati gli accusati di pratiche immonde come la stregoneria, l’unzione o la predicazione dell’eresia, affinché fossero torturati e potessero, confessando, purificare la loro anima prima del supplizio inevitabile.
Niccolò trattenne un moto di rabbia e strinse con forza i pugni. Quei presidi della Santa Inquisizione avevano il compito non tanto di punire i colpevoli di qualche eresia, quanto di diffondere la paura e fare capire che la Corona di Spagna era ancora vigile sul Ducato: nonostante le pressioni esercitate dall’Arcivescovado e dal Borromeo, il Consiglio, che rappresentava l’Inquisizione Spagnola, aveva piena autonomia decisionale in tutto ciò che riguardava atti di stregoneria o l’abominio protestante. Era una guerra in atto tra poteri forti che si riversava sulla povera gente e che prevedeva la nascita di quelle strutture del terrore nei punti nevralgici della città, per stringere le briglie del cavallo malato e sofferente in cui si era trasformata Milano.
Niccolò restò un attimo a osservare gli abiti bianchi e neri dei domenicani che allestivano il patibolo e gli attrezzi per le torture, e si sentì arrestare il cuore nel petto quando si accorse che uno dei prelati, un uomo alto e dallo sguardo severo, con il naso aquilino proteso verso di lui come il becco di un rapace affamato, lo stava fissando. Cercò di sostenerne lo sguardo, poi si rese conto che sarebbe stato un atto d’insolenza: quel domenicano avrebbe anche potuto essere un commissario inquisitoriale di alto rango, per ciò che ne sapeva. Abbassò quindi gli occhi e riprese a camminare al centro della strada, trattenendo a stento la voglia di mettersi a correre per sfuggire alla pressione dello sguardo del domenicano, che sentiva premere su di lui.
Quando finalmente svoltò nella piazzetta su cui svettavano le colonne romane di San Lorenzo, in cui era stato allestito il presidio del tribunale di Sanità, tirò un sospiro di sollievo e cercò di concentrarsi su quello che lo aspettava. Non sapeva se Anita era ancora viva oppure no. E, soprattutto, non sapeva quale delle due ipotesi augurarsi. Perché ormai da troppo tempo ciò che restava di sua moglie era ben lontano dalla donna che lui aveva amato. "


Beh che dire, senz'altro questo libro allunga la mia lista già chilometrica di libri da voler leggere. :D

mercoledì 2 gennaio 2013

Per un nuovo inizio "Dolcemente Tenebroso"

Già il nome "Dolcemente Tenebroso" ti cattura e ti fa assumere un'espressione gattosa :3
Veniamo al libro in questione :D

DOLCEMENTE TENEBROSO, il Risveglio di Lucilla

Autrice: Serena Pieruccini
Casa Editrice: Felici Editore
Prezzo: € 15,00
Uscita: 23 ottobre 2011
ISBN-10: 8860195403
ISBN-13: 978-8860195401
Pagine: 312

La Trama:

“È una notte di giugno quando Lucilla apre gli occhi, nella sua bara, svegliata dai miagolii di un gatto. Immaginatevi il suo sconforto nel trovarsi in piena notte in un cimitero, nel rendersi conto di essere morta, senza però ricordare come sia accaduto. Ma fra le ombre ecco che arriva Biglia, pronto ad aiutarla, a farle da cicerone e da amico nelle incredibili notti che si susseguiranno. Lucilla scopre subito di avere un legame con i gatti morti che trova sbrindellati fuori dal cimitero e che cuce rimettendoli assieme. Chi è che fa a pezzi quei poveri animali e li va a sotterrare tra i cipressi? E per quale motivo? Perché Lucilla non riesce a ricordare com’è morta? Come mai ha tutte quelle cuciture sul corpo? Una notte dopo l’altra, fra la comparsa dei più svariati e strambi personaggi, Lucilla verrà a capo di un grande mistero.
Intanto, di giorno, il commissario Angelo Lugosi indaga sulle atrocità commesse da un serial killer. Si tratta di un caso davvero difficile, ma ci saranno il suo fedele Gongo, un meticcio fin troppo sveglio, i due ispettori e la bella Ligeia a confortarlo e ad aiutarlo senza fargli perdere il senno. I sospettati si svelano a poco a poco, raccontandoci un po’ di loro, facendoci confondere forse, come in ogni giallo che si rispetti. Chi sarà l’assassino? Com’è morta Lucilla? Quale mistero aleggia nel cimitero? Chi uccide i gatti? Perché Lucilla ne è così legata? Chi scrive le filastrocche? E chi è Biglia? Non vi resta che scoprirlo.

Fonte: http://www.cagliostrino.com/

Chi è Serena Pieruccini

Direttamente dal suo sito, lei si presenta così:



Questo piccolo mondo di cartapesta nasce dall’esigenza di allargare i confini del reale quotidiano, con la sua crudele tangibilità dove il fantastico viene relegato in un minuscolo spazio, spazio che sembra ormai stretto perfino al mondo dell’infanzia. Ogni imposizione mi ha sempre soffocato e il bisogno di una mancanza di schemi mi ha portato fin da piccola a prendermela non poco per questa scissione fra fantastico e reale. Una linea di confine che mi è sempre sfuggita. Nei racconti di mia nonna sul suo passato, permeato di immagini del folklore locale, ho trovato un appiglio: è reale ciò che vogliamo che lo sia…Immagino il quotidiano dei miei nonni così ricco di zone d’ombra da avere la possibilità di riempirle in modo irreale.
La mia “vena artistica” è solo desiderio di fuga, i miei personaggi materiali sono solo fuggiaschi clandestini del mondo della mia fantasia che, sono riusciti ad oltrepassare il confine e giungere fin qua, nella realtà (alla faccia di chi dice che i sogni sono impalpabili).
Questo mondo di cartapesta è un compromesso o, meglio, un insieme di compromessi. Mi salva dal quotidiano, mi da una scusa per pormi strana, dando una classificazione di me, alle volte; mi salva dal non essere riuscita a disegnare ma, pur sempre carta uso; mi salva dalla bimba che cerca in ogni modo di fuggire dal mondo e non potendo impara a portare un po’ del suo mondo in questo.
Siamo così soli e fragili, così bisognosi che qualcuno ci rivolga lo sguardo e si allontani con un ricordo possibilmente imposto da noi e che, renda agli altri il personaggio che ci siamo disegnati… cosicchè il personaggio che interpretiamo diviene reale…
Questo mondo oscilla sotto i nostri piedi come un tagadà in corto circuito, restare in piedi è più che una sfida, se ci facciamo prendere dal panico è finita e solo riuscendo a metterla sul gioco c’è una possibilità contro la nausea. Quando dico questo mondo mi rivolgo al quotidiano, alla vita sociale, non al mondo in se per se dove la meraglia inizia all’alba per divenire incredibile nel sole, magica al crepuscolo e dolce e smisurata nella notte e, infinita fonte di estasi in ogni forma vivente e, un regalo spropositato quando un altro essere condivide il suo cuore.
Comunque, nasco a Capannori, comune della provincia di Lucca, nel letto dei miei genitori l’8 marzo 1973. Sono un po’ curiosa fin da piccola e rompo parecchio le scatole al prossimo chiedendo storie di paura. Inizio a disegnare un mondo in versione cartone animato giapponese alle elementari. Questo mondo mi permette di sfuggire una realtà un poco complessa e difficile ma, al contempo mi fa fuggire troppo e col tempo la scissione si fa dolorosa. Mi perdo e mi ritrovo a più riprese tra le rovine di un quotidiano straniero e demolito, nel frattempo frequento il liceo Artistico sperimentale a Lucca e sfogo la mia frustazione nello sport, che mi avvicina al mondo dei massaggi.
Dopo il liceo lavoro un anno in fabbrica poi, mi diplomo alla scuola di massofisioterapia, negli anni aggiungo un diploma in massaggio sportivo, massaggio ajurvedico e linfodrenaggio metodo Vodder. Il massaggio mi regala una manualità forse più controllata e la bellissima esperienza di “impastare” pelle e carne, una sensazione unica per le mani che solo chi adora i materiali plasmabili può capire. Inoltre mi da la possibilità di studiare l’anatomia, e capire come funziona un corpo in movimento.
Nei primi anni del 2000 mi sposto da Marlia a Pontedera dove entro in contatto con il mondo dei burattini grazie a Roberto Ciani, Alessandro Gigli e Andrea Mancini.
I miei primi lavori mi vengono commissionati da “Il Teatrino dei Fondi” e inizio a partecipare a varie manifestazioni con un banchino dove vendo burattini. Ma questa attività, per ovvi motivi economici, rimane una sorta di hobby, un secondo lavoro saltuario.
Tornata a Lucca, trovata la mia “situazione ideale” in una casa piena di gatti, con un cane e un marito fatto su misura per me, riprendo la mia attività di cartapestaia e non solo, mollo nel 2009 il lavoro e mi dedico solo a questo, decisa a testare il mio potenziale.
Mi sono data qualche anno, allo scadere di questi vedremo…."

Volevo ritrascrivere tutto riassumendo, ma ho trovato questa presentazione troppo bella e particolare per modificarla, così l'ho riproposta come appare direttamente dal suo sito web.
ma ora veniamo alla

RECENSIONE

"Dolcemente Tenebroso" è un titolo che ti avvolge, ti incuriosisce, ti culla. 
Lucilla è una ragazzina di 13 anni, una bambina ancora, privata della vita, dotata di una nuova.
Quella di zombie. Come lei ci sono altri bambini della stessa età, con gli stessi segni sul corpo, che a differenza di lei ricordano la loro morte.
A Lucilla piacciono i gatti, per lei avranno un ruolo importante nella sua nuova vita, per lei sono stati la chiave del risveglio e saranno una guida.
Una guida verso la verità.
A farle da spalla ci sarà Biglia, un bambino zombie sveglio che da subito le dimostra amicizia; non mancheranno colpi di scena e gli elementi del giallo colorano quelli del noir.
Nel libro la morte è trattata come una compagna, un'accettazione dell'esistenza stessa, pura e semplice come deve essere, vista attraverso gli occhi di chi non è più tra i vivi, con una semplicità e trasparenza a dir poco allarmante.
Il romanzo ti avvolge Dolcemente tra le sue pagine, e ti porta nel suo morbido cuore Tenebroso, dove di tenebroso c'è soltanto la parola.
A mio parere, leggerlo regala una grande emozione e un nuovo immaginario legato alla morte che ci rifiutiamo di voler accettare, in quanto per noi essa è lontana. In realtà potremmo svegliarci anche noi da un momento all'altro richiamati dal miagolio insistente di un gatto, e scoprire che non siamo nel nostro letto ma qualche metro sotto terra.

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2013: benvenuto!



Eccomi, tornata nel nuovo anno. 

Negli ultimi mesi sono stata poco presente, ma ho avuto diverse cose da fare e da pensare, la cosa non mi giustifica è vero, ma il tempo purtroppo è stato quello che è stato e ho dovuto lasciare un pochino indietro alcune cose, tra cui il blog.

Faccio innanzi tutto gli auguri a tutti quanti, che il 2013 vi porti tanti buone cose, e non solo da mangiare :3

Poi, alla luce degli eventi che sono avvenuti negli ultimi tempi, direi di tirare un po’ le somme di questo 2012. Grazie ai miei followers, che mi avranno data sicuramente per dispersa, solo che sono stata chiamata a lavorare duramente e questo mi ha premiata in quanto ho un nuovo contratto di lavoro per un anno.

Un grazie grande e infinito va al mio compagno, che mi sopporta sempre e comunque, alla mia amica Fok che ugualmente sostiene e supporta i miei deliri più o meno quotidiani; a Sarina che mi regala un sacco di emozioni con le sue opere, ad Elys e Koala che stanno sempre vicine a questo vecchio e bisbetico gufo; senza tutti loro sarei perduta.

Ovviamente ci sono anche tutti gli altri, che sento meno spesso, ma che mi stanno vicino comunque e di cui non posso fare a meno: grazie.

Il 2012 è stato un anno intenso sotto molti punti di vista ma pieno di svolte.

Come già ho scritto sul mio profilo fb, ho conosciuto diverse persone e avuto a che fare con persone dalla fallica testa, persone in grado di farti saltare le bretelle solo con la propria presenza, persone che farebbero a meno di te ma che ti invitano giusto perché “così deve esser dato che oramai ci sei”, persone che non riescono a vedere più in là del proprio naso. 
Mi sono arrabbiata, sentita in disparte, sentita difettata di qualcosa che gli altri hanno e io no; ho provato ad adeguarmi ma mi son sentita ancora di più a disagio e son tornata sui miei passi, più fiera che mai.
Probabilmente molte di queste persone mi trovano insignifcante, una persona che se la tira, che le piace star per conto suo e asociale. Non sono niente di tutto ciò, stare in silenzio perché non si hanno argomentazioni rispetto a quelle tirate in tavola, non vuol dire questo, probabilmente l’argomento non stuzzica la mia mente.
Sapete, lei si annoia se non ben intrattenuta, però si diverte ad ascoltarvi, e la fate comunque sorridere.  :3
Molto probabilmente non vi siete minimamente sforzati di avvicinarvi, lei vi ha capiti e ha fatto altrettanto, questo devo dirlo sì; comunque c’è sempre tempo per rimediare, il tempo è una concezione relativa dopotutto.
Mi starete dando della pazza perché parlo della mia mente come un’entità a se stante da me, ma è così: io la vedo come una parte ben definita, insieme a me fanno la qui presente Valuccina. 
Inquietante? Folle? Si, meraviglioso.

Comunque, non mi divago ulteriormente e proseguo.

Volevo anche salutare chi ha deciso di andare via senza una spiegazione, spero vivamente che tu ogni tanto passi dal mio blog e tu legga. Sappi che non ce l’ho con te, se un minimo mi hai compresa saprai che da parte mia ho smesso di cercare un contatto perché ho visto inutile picchiare contro un muro di gomma: tutto mi tornava indietro. Questo non significa che io me ne freghi, anzi. Ognuno è padrone di se stesso e libero di scegliere quello che ritiene più giusto e doveroso fare, però se accetti un piccolo consiglio l’attesa di un qualcosa, l’attesa che tutto passi e far finta di nulla per tornare come prima, porta solo a niente. 
Porta a continui fraintendimenti, rotture, e una visione delle cose completamente dettata dal rancore e dalla rabbia.
Non son di parte, so che lo starai certamente pensando, non sono nessuno.
Sono solo una persona che si è vista improvvisamente allontanata, mi son chiesta il perché, sotto sotto lo avevo intuito dopotutto mi hanno dotata di un cervello proprio per usarlo e che poi ha smesso di insistere perché ha capito l’inutilità della cosa.
Non ho rancore, non sono in grado di portarlo, solo un gran rammarico. 
Tanto.
Ti auguro tu possa ritrovare la stabilità che aneli, e che tu impari a dare il giusto carico alle cose, perché accorarsi può anche andare bene (è dimostrazione di un forte attaccamento), ma a lungo andare si perde il contatto con se stessi ed è la cosa peggiore che possa capitare; si perdono quelle persone che hanno avuto il coraggio di scrollarci quando la testa vagava dove non doveva e hanno avuto il coraggio di dirci NO.
Non lasciare che l’insoddisfatta sofferenza ti corroda come acido, cerca solo di ritrovare quella parte di te che hai perso ma per farlo dovrai staccare la mente e riuscire a vedere in terza persona, come nel caso del narratore onnisciente per capirsi. Questo ti auguro.
Proprio perché le cose le so, ti consiglio anche di non cercare consigli dagli altri, se non per avere pareri e più punti di vista, ma allrga la mente ed educala a cavarsela con le proprie capacità, le hai ma al momento sono andate completamente a farsi fottere.

Ho voluto lasciare un segno pubblicamente, perché questo è un discorso rivolto anche ad altri, e spero che queste persone un giorno, anche per caso passando di qui, leggano.
Non mi interessa se qualcuno dirà che potevo risparmiarmi di mettere qui i miei cazzi, ma non ho fatto nomi e neanche cognomi, indi per cui dico a queste persone che se vogliono campare cent’anni devono iniziare a pensare ai fatti loro.

Per concludere, ho aperto gli occhi e ho capito che se al mondo non ci fossero anche le persone negative, andrebbero inventate. Queste ci insegnano che non tutto è costituito da rose profumate e fiori freschi, che dietro ad ognuno di essi c’è sempre chi è pronto ad incularti (scusate il termine) a saltelli, chi si approfitterà di te e chi ti userà per poi buttarti nel cesso come carta igienica.
Io dico “benvenuti!“ a queste persone, perché aiutate la mia mente a crescere in esperienza e a renderla più forte; non riuscirò sempre a sorridere, ovvio, perché sono umana e dotata di sentimenti, non un robot.

Sicuramente io camminerò a testa alta, seguendo sempre la mia strada, senza mai adeguarmi alla massa solo per farne parte in maniera omogenea. Se per esser considerata devo seguire un gregge formato da tante pecore tutte uguali con le stesse idee solo per moda e mania, preferisco di gran lunga esser il bel gufo piumato che sono e volare libera in mezzo a tutti.

Valuccina